LA PIEVE ROMANICA - LA SUA STORIA



Abbiamo visto che con Carlo Magno, che affida la pieve di Gropina al potente monastero di Nonantola, si apre un nuovo orizzonte di fulgore per la chiesa. Questo periodo dura ben oltre il X secolo circa, quando cessa il rapporto di dipendenza diretta da Nonantola e la pieve di Gropina partecipa al grande processo di ricostruzione dell'edilizia religiosa sbocciato dopo l'anno Mille: superato il terrore dell'Apocalisse, in tutta Europa si assiste ad un fervore costruttivo dovuto anche al notevole incremento della produzione agricola e al conseguente aumento della popolazione; "era come se il mondo stesso, scuotendosi e liberandosi dalla vecchiaia, si rivestisse tutto di un bianco mantello di chiese", scrive Rodolfo il Glabro (c. 980/85-c. 1047/50) in un celebre passo delle sue Cronache dell'anno Mille (III, 13, 19). Prima del nuovo millennio (IX-X secolo) era anche iniziato il fenomeno dell'incastellamento, cioè la nascita di borghi murati a protezione dei cittadini in seguito alla nuova ondata di invasioni saracene, ungare e normanne e la conseguente dissoluzione dell'impero carolingio con il relativo sistema feudale fondato da Carlo Magno; secondo mons. Angelo Tafi (1989) l'incastellamento è uno dei motivi del profondo rinnovamento sociale e politico del Valdarno, oltre alla conseguente nascita di comunità e la presenza sul territorio degli ordini mendicanti, come i francescani, che si occupano autonomamente della cura delle anime: tutto ciò porterà intorno al XII secolo a una ripartizione parziale del territorio delle pievi tra le chiese parrocchiali, con il conseguente passaggio di competenza anche per i lavori pubblici e la gestione degli "spedali". Questo vale sia per la pieve di Gropina che per quella di San Giustino Valdarno, un'altra delle sei pievi costruite lungo la Cassia Vetus (l'odierna strada dei Setteponti), intorno alle quali si raccolgono le nuove parrocchie sorte tra il XII e il XIII secolo. E proprio in questo periodo la pieve di San Pietro a Gropina riceverà la sua veste romanica, nel corso di una grandiosa ricostruzione che cambierà completamente il suo volto altomedievale. Non è escluso, anzi è molto probabile, che a questi grandi lavori partecipino i potenti feudatari del territorio tra l'Arno e il Pratomagno: i conti Guidi di Romena e di Battifolle, nelle cui mani si trovano nel XIII secolo anche Gropina e il castello di Loro.
Così, la pieve di Gropina vede aumentare la sua influenza sull'intera diocesi aretina con l'aggiunta di sempre nuove chiese suffraganee, come dimostrano sia il celebre Libro di Montaperti che le Rationes Decimarum, dove sono elencate le parrocchie facenti capo al suo piviere. All'inizio del XIV secolo il castello di Loro passa sotto la giurisdizione della Repubblica Fiorentina, e per Gropina che forse ne faceva parte già dalla seconda metà del Duecento continua il periodo aureo, che con l'avvento dei Medici raggiungerà il suo picco massimo anche in campo economico.
Non si conoscono finora fonti documentarie sulla ricostruzione della pieve romanica, ma proprio le pietre stesse della chiesa gettano qualche lampo di luce: sul campanile l'anno 1233 in numeri romani indica la data della sua costruzione, o almeno della sua fondazione, mentre sull'architrave del portale d'ingresso un 1422 molto consunto testimonia forse interventi di restauro; in una lettera del 9 aprile 1469 inviata dal pievano Samuele a Lorenzo il Magnifico, e pubblicata da Carlo Fabbri (2005), si parla di una cappella fatta erigere da Giovanni da Loro come lascito testamentario e il cui primo cappellano è un certo ser Benedetto "fatto da papa Eugenio la prima volta fu a Firenze": Eugenio IV diverrà papa l'11 marzo 1431, nove anni dopo la data sull'architrave, che sembrano davvero tanti per lasciare una cappella senza il suo officiante; non è probabile quindi che l'anno 1422 si riferisca all'intervento di messer Giovanni da Loro, ma a lavori non ancora documentati.
Quasi un ventennio dopo la lettera del pievano Samuele, Lorenzo il Magnifico si interessa ancora alla pieve di Gropina: questa volta è per caldeggiarne l'assegnazione al suo poeta di corte Agnolo Poliziano, che è anche un ecclesiastico; Lorenzo scrive al suo ambasciatore a Roma, Giovanni Lanfredini, perché si rechi dal papa sollecitando - ovviamente con tutto il garbo e la reverenza possibili - l'effettiva nomina del Poliziano a beneficiario della pieve di Gropina con i terreni annessi, dato che l'assegnazione c'era sì stata ma era ancora sulla carta. La lettera è datata 22 marzo 1487 stile fiorentino - 1488 stile comune, perché a Firenze l'anno iniziava il 25 marzo, giorno dell'Incarnazione -, il pontefice è allora Innocenzo VIII che aveva da poco condannato le novecento proposizioni di Pico della Mirandola, altro intellettuale molto vicino al Magnifico: comunque Agnolo Poliziano avrà la sua prebenda. Come vedremo, la pieve di Gropina porta ancora un segno di Lorenzo e anche di suo figlio Giovanni, cardinale e poi papa Leone X, che nel 1522 la assegna alla Chiesa fiorentina: l'interesse dei Medici rivela l'importanza sia religiosa che economica della pieve tra Quattro e Cinquecento; del resto, la qualità del vino e dell'olio prodotti nei suoi terreni è apprezzata e celebrata da secoli, anche da celebrità come Benvenuto Cellini... Il patronato mediceo sulla pieve di Gropina è il fiore all'occhiello di questa meravigliosa chiesa, che si fregia come abbiamo visto perfino di un intervento papale; nei secoli successivi Gropina segue i destini di Loro (che dal 1862 aggiungerà al suo nome quello del torrente Ciuffenna), dalla nascita del principato con i granduchi medicei all'occupazione napoleonica e la successiva restaurazione, nel 1815, del Granducato di Toscana, fino alla proclamazione dell'unità d'Italia. Un'importante campagna di lavori ha avuto luogo alla pieve negli anni 1968-1971, con la scoperta delle testimonianze romane, paleocristiane e longobarde che hanno dipanato il filo della sua storia dall'antichità più remota, quando la storia stessa si intreccia con la leggenda e con antiche voci di un tempio dedicato a Diana tra boschi e sorgenti, dove oggi è la pieve e un tempo abitava la dea.


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